The ocean.
The ocean.

“«La distanza uccide ! »
«Hai mai provato ad amare qualcuno vicinissimo a te, e non poterlo neanche abbracciare?»”

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aspettandountrenoallaeroporto (via aspettandountrenoallaeroporto)

(via viviamocisenzaundomani)

Stavamo a scuola, avevamo un ora di buca, e io stavo scherzando insieme ad un gruppo di ragazzi e ragazze con la quale mi piaceva passare il tempo, ma ridendo e scherzando, intanto, stavo osservando lei, si chiamava Anastasia, era bellissima, aveva dei lunghissimi capelli rossi, li teneva sempre sciolti, come piacciono a me, e due splendidi occhi verdi, nella quale amavo immergermi, mentre la fissavo di nascosto, o nelle rare volte in cui parlavamo.
Ad un tratto, noto che viene verso di noi, e dice: ”Sto scrivendo una lettera per un ragazzo importante, mi aiutate ad impostarla?”

Il mio mondo, in quel momento è crollato. Sicuramente si stava riferendo al suo amicone che siede con lei in ultima fila con cui parla, scherza e ride tutto il giorno.
Non chiesi nulla, l’aiutai, non riuscivo a negarle un favore, anche se mi faceva malissimo.
A quel punto ci salutò, tornò al suo banco, e iniziò a scrivere.. Sforzai di farle un sorriso, ma non riuscii, era la prima volta che vedendola, non mi venne spontaneo sorridere..
Fortuna che mancavano solo sessanta minuti, e poi c’era la libertà..
Fui il primo ad uscire da scuola, tornai a casa, e passai la giornata ripensando a lei, alla lettera, a quello stronzo che era riuscito a catturare il suo interesse.. alla fine, il sonno venne in mio aiuto, e mi addormentai: non sognai nulla, forse avevo sofferto troppo, e perfino il mio cervello mi risparmiò di soffrire anche nel “mio” mondo.

Il giorno dopo, a scuola, lei non c’era. C’era solo il suo zaino, che non significava nulla, quando non c’erano compiti o interrogazioni, lei lasciava lo zaino a scuola. Mi sentivo solo. Ed era strano, io e lei a scuola parlavamo pochissimo, forse mi sentivo così, perché avevo preso l’abitudine di fissarla per ore ed ore durante le lezioni, e quel giorno non avrei potuto, chissà.
Al suono dell’ultima campanella, tutta la classe si precipitò fuori, io rimasi dentro, a fissare il suo banco, mi mancava. Mi sedetti al suo posto, fissavo i suoi disegni, lei amava disegnare sul banco, ed era anche brava. Stavo per alzarmi, quando notai una frase: “Ale, guarda nel mio zaino”
Aprii il suo zaino, e trovai una lettera, quella che scrisse ieri, e.. era indirizzata a me.
Iniziai a leggere, e sorrisi, non l’avrei mai creduto possibile: mi amava.

Uscii di scuola felice, come non lo ero mai stato, e c’era lei ad aspettarmi, in tutta la sua bellezza. Mi guardò, e chiese: “Allora? Mi ami? Oppure ho fatto una figura di merda?”

Non risposi, la baciai.

Hunger Games (via nellatestafalchi)

(via nessunoamerebbeundisastrocomeme)

A volte succedono cose che non si è preparati ad affrontare.